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Coldiretti Calabria: “Difendere il grano italiano dall’invasione straniera e tutelare la qualità della pasta del Sud”

Grano

Quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali, oltre a un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi. Sono queste le principali richieste presentate da Coldiretti al tavolo della filiera del grano duro tenutosi al Masaf.

L’emergenza nasce da una situazione di mercato ormai insostenibile. In appena due anni il prezzo del grano duro è passato da circa 35 euro al quintale agli attuali 27 euro, ben al di sotto dei costi di produzione, secondo l’analisi Coldiretti, mentre i prezzi della pasta e del pane sugli scaffali restano elevati. Una situazione che scarica il peso della crisi esclusivamente sugli agricoltori, costretti a produrre in perdita. A pesare sul mercato sono anche le frodi sull’origine, i tentativi di aggirare il sistema di trasparenza garantito dalla Commissione Unica Nazionale attraverso listini alternativi che rischiano di alterare il corretto funzionamento del mercato e le distorsioni provocate dalle importazioni dall’estero proprio durante la campagna di raccolta.

Un’invasione di prodotto che, come al solito, precede l’avvio delle operazioni di raccolta, facendo abbassare i prezzi pagati ai cerealicoltori italiani. Il grano canadese viene peraltro seccato col glifosate, pratica assolutamente vietata in Italia e in Europa per gli agricoltori. Una forma di concorrenza sleale che viola il principio di reciprocità. Per quanto riguarda i contratti di filiera – sottolinea Coldiretti – è urgente lo stanziamento di 40 milioni di euro a valere sul fondo previsto dal Ddl Coltiva Italia, vincolando le risorse all’utilizzo del prezzo della Commissione Unica Nazionale (Cun) come riferimento nei contratti, così da garantire maggiore trasparenza e una più equa distribuzione del valore lungo la filiera. Allo stesso tempo è necessario rafforzare i controlli contro le frodi sull’origine del grano, il traffico di prodotto estero spacciato per italiano e il mancato rispetto dell’etichettatura. Va inoltre intensificata l’attività di vigilanza sulle pratiche commerciali sleali per verificare e sanzionare chi acquista il grano al di sotto dei costi di produzione sostenuti dagli agricoltori.

Tra le priorità indicate al Ministero – continua Coldiretti – anche un piano di investimenti per il rinnovo della rete nazionale degli stoccaggi, considerato che oltre il 60% dei centri di raccolta ha più di quarant’anni. Occorre modernizzare una infrastruttura strategica per consentire agli agricoltori di conservare il prodotto e sottrarsi alle speculazioni che si concentrano proprio nelle fasi del raccolto.

Tra le altre proposte avanzate – conclude Coldiretti -, impedire i conflitti di interessi all’interno della Cun, il coinvolgimento delle Regioni con misure straordinarie di sostegno ai cerealicoltori (come si sta facendo in Sicilia), l’avvio del percorso per il riconoscimento della Dop della pasta del Sud Italia, un piano nazionale di invasi e investimenti per l’irrigazione di precisione.

 La produzione in Calabria

 La superficie investita e le aziende agricole produttrici di grano duro in Calabria in questi anni sono costantemente diminuite. Negli ultimi anni si è perso quasi il 10%. I cereali hanno un’alta incidenza dei costi variabili che consumano oltre il 60% dei ricavi totali, determinando così per il grano duro il reddito netto più basso degli indirizzi colturali. Un patrimonio che appartiene alla nostra identità che rischia di essere fortemente compromesso. Infatti, i prezzi riconosciuti agli agricoltori non coprono i costi di produzione, mentre le importazioni a basso costo – spesso ottenute con pratiche agronomiche vietate in Italia – alterano il mercato e mettono in difficoltà chi produce qualità nel rispetto delle regole.

Oggi la Calabria conta circa 17mila ettari a grano duro, nei quali operano poco più di 3500 aziende. Difendere il grano duro calabrese – afferma Coldiretti – vuol dire difendere reddito, lavoro, territorio e garantire che le nostre aree interne non vengano abbandonate. In questi anni difficili per il frumento duro, la Calabria ha dimostrato di saper innovare, con filiere corte, produzioni biologiche e giovani imprese che riportano valore nei territori.

 

 

(Fonte Ufficio Stampa Coldiretti Calabria)

 

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