“Noi firmatari, con l’orgoglio di essere avvocati che difendono i diritti dei cittadini che assistono – al
di là della nazionalità e del colore della pelle – rifiutiamo con determinazione l’ingerenza del potere
politico (leggi Meloni e Nordio) che pretende di stabilire condanne, di imporre chi sottoporre ad
indagine, di decidere se vi sia o meno il diritto al risarcimento dei danni per provvedimenti che posso
essere modificati solo mediante le regole del processo.
C1 troviamo difronte ad una violazione evidente della Costituzione, delle norme che regolano il
processo e la separazione dei poteri, nonché la Carta Internazionale dei diritti dell’uomo.
Sussumere la colpevolezza sulla mera presunzione ideologica, come mostra di pretendere il
Presidente del Consiglio, non solo intralcia l’attività del magistrato inquirente, che si determina in
relazione agli elementi raccolti in fase di indagini, quanto e soprattutto significa invadere lo spazio
che costituzionalmente è riservato all’Autorità Giudiziaria, oltre esercitare sulla medesima
un indebita intromissione nella fase destinata alla ricerca degli indizi e della prova.
La Presidenza del Consiglio, se si è costituita parte civile, proponga impugnazione se ritiene di non
condividere la pronuncia giurisdizionale, ma una dichiarazione della Premier che afferma la
responsabilità di un imputato, è un atto politico e un’inammissibile manifestazione di arroganza di un
Governo che si sposta, pericolosamente, verso la forma di stato autoritario.
D’altra parte, le affermazioni del ministro Nordio confermano l’inquietante deriva, nutrita di insulti
ai magistrati, ma anche ai difensori che svolgono il loro difficile compito anche per contrastare una
spettacolarizzazione della giustizia, alimentata dalla gogna mediatica e fomentata da un’opinione
pubblica che quotidianamente viene orientata contro quanti sono sottoposti ai processi, ai quali va
garantito il diritto di difesa, perché la giustizia si deve svolgere nelle aule di giustizia attraverso la
ricerca della prova.
Ai carissimi colleghi che ritengono di votare SI al referendum sulla riforma della Costituzione,
chiediamo se non sia il caso di riflettere sull’opportunità di rifiutare questa unilaterale e
ideologicamente schierata riforma costituzionale – che non riguarda solo la riforma della separazione
delle carriere dei magistrati giudicanti da quelle dei magistrati inquirenti – per aprire una discussione
seria ed adeguata sul diritto alla difesa e la parità tra difesa ed accusa.
Intanto, teniamoci stretta la Costituzione Repubblicana, che ci ha permesso di garantire e difendere i
diritti di tutti e sulla base della quale sono state dichiarate illegittime leggi discriminati e liberticide.
Votiamo quindi insieme NO con l’impegno affinché si possa aprire una stagione di riforme, perché
si possa realizzare la pienezza delle libertà di difesa, sulla cui ambizione poggia l’abbaglio di questa
prevaricatrice riforma costituzionale.”
Lettera firmata
Giuseppe Altieri Avvocato Vibo Valentia
Antonio Germanò avvocato Reggio Calabria
Domenico Lo Polito avocato Castrovillari
Maurizio Minnicelli avvocato Cortigiano Rossano
Giuseppe Napoli avvocato Crotone
Italo Reale Avvocato Lamezia Terme

