“La Calabria perde una delle figure più autentiche e generose dell’associazionismo migrante. Soungoutouba Cissokho non è stato soltanto un mediatore linguistico-culturale: è stato, per oltre trent’anni, un punto fermo per intere comunità, un riferimento umano prima ancora che istituzionale.
Arrivato in Italia dal Senegal, di origine maliana, Cissokho ha dedicato la sua vita a rendere il territorio calabrese più giusto, più accogliente, più consapevole. A Lamezia Terme, dove ha messo radici, è diventato negli anni una figura familiare per tanti: per chi cercava orientamento, per chi aveva bisogno di essere ascoltato, per chi chiedeva semplicemente di essere riconosciuto.
È stato tra i fondatori e presidente dell’associazione Daan Sa Doole (“lavoratori onesti”), un nome che racconta già molto della sua visione: dignità, impegno, rispetto. Ha contribuito anche alla nascita della FAI – Federazione Associazioni Immigrati, un’esperienza che ha unito e rafforzato per anni le principali realtà migranti della Calabria.
Il suo impegno si è tradotto in azioni concrete: progetti contro l’abbandono scolastico, percorsi per facilitare l’accesso ai servizi, iniziative di inclusione sociale e di sostegno alla microimprenditorialità. Sempre con uno stile discreto, lontano dai riflettori, ma profondamente efficace.
Nel suo lavoro come mediatore culturale e interprete presso la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Crotone, così come nella collaborazione con l’EUAA – l’Agenzia europea per l’asilo, ha accompagnato centinaia di persone in momenti decisivi della loro vita, offrendo non solo competenze, ma anche umanità.
È stato inoltre tra gli animatori dei più importanti momenti di incontro della comunità senegalese, da San Pietro Lametino a Davoli Marina: occasioni in cui la cultura diventava condivisione e identità collettiva.
Chi lo ha conosciuto racconta di un uomo capace di costruire relazioni, di tenere insieme differenze, di ricordare a tutti – ogni giorno – che l’integrazione non è una parola, ma una pratica fatta di gesti concreti.
La sua convinzione era semplice e radicale: prima ancora di ogni diritto, ciò che i migranti chiedono è rispetto.
Con la sua scomparsa, la Calabria perde una guida silenziosa ma fondamentale. Resta però un’eredità preziosa, fatta di valori, di esempio e di comunità costruite nel tempo.
Un’eredità che oggi chiede di essere raccolta.”
Fonte Kevin Vescio




