Nel territorio del comune di Falerna (CZ) è in corso da tempo una grave emergenza sanitaria, sociale e familiare che mette in luce, in modo sempre più evidente, le criticità strutturali nella gestione delle persone affette da dipendenza alcolica grave, associate a disturbi del comportamento, alterazioni psichiche e perdita dell’autonomia personale.
Il caso riguarda L. M., persona adulta con alcolismo cronico severo, in carico al Servizio per le Dipendenze (Ser.D.) e sottoposta a amministrazione di sostegno, misura prevista dalla Legge 6/2004 a tutela di soggetti che non riescono a provvedere adeguatamente ai propri interessi, alla propria salute e alla propria sicurezza. Nonostante ciò, la presa in carico risulta frammentata, discontinua e priva di un progetto realmente efficace.
Il quadro complessivo è caratterizzato da agitazione psicomotoria ricorrente, stati di ansia intensa, urla protratte nel tempo, isolamento, disturbi del sonno, allucinazioni visive, aggressività e comportamenti disorganizzati, con un progressivo decadimento delle capacità di autocura e di gestione della quotidianità. Si tratta di una condizione che va ben oltre la “semplice” dipendenza, configurando una situazione di grave vulnerabilità psico-sociale e di rischio concreto.
La famiglia convivente vive da mesi in uno stato di allarme permanente. I genitori, entrambi anziani e con risorse economiche minime, sono ormai ineri e spaventati, incapaci di fronteggiare una situazione che richiederebbe interventi specialistici continuativi. La madre, B. C., ha recentemente subito un grave episodio di malessere fisico legato a uno stato di stress estremo, tale da rendere necessario l’intervento del 118 e il ricorso alle cure ospedaliere. Questo dato, da solo, restituisce la misura del carico umano che grava sulla famiglia.
Nel tempo si sono moltiplicati gli interventi delle forze dell’ordine e dei servizi di emergenza, così come gli accessi presso strutture sanitarie. Tuttavia, tali interventi si sono risolti quasi sempre in azioni isolate, prive di continuità e senza l’attivazione di un percorso strutturato di tutela, cura e protezione. In più occasioni sono emerse incongruenze comunicative e procedurali tra servizi sanitari, autorità e amministrazione di sostegno, con esiti che hanno lasciato il nucleo familiare ancora più esposto e disorientato.
Il punto critico è sempre lo stesso: la mancanza di una presa in carico integrata. La dipendenza alcolica viene spesso trattata come un problema esclusivamente volontario, mentre vengono trascurati il contesto complessivo, la compromissione psichica, la perdita di controllo degli impulsi, il rischio per la persona stessa e per chi gli vive accanto. In questo vuoto operativo, l’amministrazione di sostegno rischia di rimanere una figura formale, priva degli strumenti necessari per incidere realmente sulla tutela della persona fragile.
“Il sottoscritto L. C., amministratore di sostegno, segnala pubblicamente l’insostenibilità di una gestione fondata solo sull’emergenza, senza un progetto terapeutico e assistenziale adeguato. La responsabilità non può ricadere esclusivamente sulla famiglia o su singoli cittadini, né può essere demandata a interventi episodici di pronto intervento.”
Alla luce di quanto esposto, sorgono interrogativi che non possono più essere ignorati:
Quando una persona con dipendenza grave, agitazione continua e allucinazioni diventa “abbastanza grave” per essere realmente tutelata?
È accettabile che una famiglia venga lasciata sola fino al completo collasso fisico e psicologico?
Qual è il ruolo concreto dell’amministrazione di sostegno se non viene coinvolta pienamente nelle decisioni sanitarie?
Esiste una reale integrazione tra Ser.D., servizi sociali, sanità e autorità giudiziaria, o si procede per compartimenti stagni?
Chi si assume la responsabilità quando l’assenza di interventi strutturati produce danni evidenti alle persone fragili e ai loro familiari?
La fragilità non può essere gestita solo quando “esplode”.
La tutela non può essere intermittente.
La solitudine delle famiglie non può diventare la normalità.




