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Cesare Perri: “nel PD lametino due pesi e due misure”

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“Tra tante voci ‘importanti’,  da semplice iscritto del PD, ma già componente della passata segreteria e del direttivo guidato dal presidente Francesco Grandinetti e dal segretario  Gennarino Masi, rilevo con  somma amarezza  che fummo commissariati per aver proposto,  ‘solo’  proposto,  la candidatura di  Doris Lo Moro  contro il parere di dirigenti nazionali e regionali che ne avevano predisposto altre.

Nonostante la sconfitta va  ricordato che i risultati dal PD e dall’intera coalizione sono stati più che lusinghieri, in una regione e in una città governata e ‘controllata’ dalle destre. Eppure  fino all’ultimo giorno vi fu  la difficoltà a completare la lista come segnale implicito di distanza  dalla suddetta candidatura da una parte del PD e dei nuovi ‘innesti’.

Dopo le elezioni questa stessa parte sentendosi ringiovanita e  vittoriosa   proprio per la sconfitta della Lo Moro, ha messo in atto quella prova muscolare per la quale pubblicamente e ripetutamente aveva accusato il precedente direttivo.  Così ha imposto (prendere o lasciare)  senza un minimo di discussione interna la candidatura di Vittorio Paola a segretario cittadino e quella di un certo Gallello alla segreteria provinciale. Denunciando questa imposizione, alla successiva assemblea elettiva la contrapposta mozione del giovane Antonio Pandolfo si è dovuta platealmente ritirare con successivi  motivati ricorsi, ovviamente respinti .

Il nuovo gruppo dirigente dopo aver occupato ogni casella gestionale propone ancora senza alcun  coinvolgimento formale  degli iscritti e delle sue persone più rappresentative, la candidatura di Amalia Bruni a consigliere regionale.

Senza mettere in discussione le sue  qualità professionali  che contrastano con quelle politiche, è evidente che vengono utilizzate dagli organi di garanzia del partito pesi e misure diverse per comportamenti analoghi, altrimenti il partito lametino dovrebbe essere egualmente commissariato. Anche la  gestione dei poteri (che dovrebbe essere di servizio) necessita di un respiro relazionale  o finisce con l’essere asfittica.

In ogni caso queste ‘dinamiche’  autarchiche  faranno fallire qualsiasi candidatura di persone del centro sinistra lametino, poiché allontanano  dal PD o dal voto tanti cittadini che, che senza alcuna appartenenza politica, nella candidatura di Doris Lo Moro avevano intravisto delle prospettive  per una città migliore. Ad essa non è stato neppure riconosciuto il ruolo di capo gruppo nel consiglio comunale”.

 

Fonte Cesare Perri

 

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