Ritengo altrettanto doveroso sottolineare il comportamento di quei ragazzi che, dopo aver notato una situazione anomala, hanno scelto di riferirla a un adulto. Non si è trattato di “fare la spia”, ma di assumersi una responsabilità e di comprendere che, di fronte a una possibile situazione di pericolo, non ci si può voltare dall’altra parte. È un gesto che restituisce il senso più autentico della comunità, perché significa capire che la sicurezza e il bene degli altri non sono problemi che riguardano sempre qualcun altro, ma responsabilità che appartengono a ciascuno di noi.
Quando un episodio di questa gravità coinvolge ragazzi di appena quattordici anni, tuttavia, non possiamo limitarci a considerare l’intervento tempestivo delle Forze dell’Ordine come la conclusione della vicenda. Credo che la prevenzione debba partire dalla famiglia, che resta il primo presidio educativo, e proseguire nella scuola, che deve poter contare su insegnanti rispettati e su strumenti adeguati per intercettare le situazioni di difficoltà, ma non può fermarsi a questi due ambiti, perché la crescita di un ragazzo riguarda anche la comunità nella quale vive e le persone che incontra ogni giorno.
In questo quadro c’è anche il tema dei social, sul quale credo sia necessario evitare risposte semplici a problemi complessi. Non considero il semplice divieto una risposta sufficiente a fenomeni di questo genere, perché vietare uno strumento può limitarne l’utilizzo, ma non insegna a una persona come affrontare ciò che incontra attraverso quello strumento. La vera sfida è creare le condizioni perché i ragazzi imparino a muoversi anche nel mondo digitale con consapevolezza, sappiano riconoscere ciò che è sbagliato e abbiano adulti di riferimento ai quali rivolgersi quando qualcosa non va.
Ai ragazzi che hanno avuto la responsabilità di parlare, agli adulti che hanno saputo ascoltare e ai Carabinieri che sono intervenuti va il mio ringraziamento. Ora dobbiamo fare in modo che questa rete continui a funzionare, attraverso la presenza della famiglia, l’autorevolezza della scuola e una comunità capace di non voltarsi dall’altra parte.




