Senza voler scadere nell’indicare le responsabilità presenti o passate di fazioni e partiti, è evidente che la sanità lametina sia in progressivo arretramento, persino rispetto ad altre realtà regionali già in sofferenza. Se da un lato è comprensibile la difesa ad oltranza da parte di alcuni rappresentanti istituzionali vicini all’attuale governance, dall’altro non saprei dire se tra i cittadini prevalga la rassegnazione, l’indifferenza o il timore di denunciare, anche quando si è in condizioni di estremo bisogno assistenziale.
Quasi aggrappandomi alla mia esperienza, mi permetto di rivolgere un APPELLO alle realtà particolarmente attive nei settori sociale e sanitario, e in specie a quelle che quotidianamente svolgono un’opera di informazione e denuncia. Nel Lametino sono registrate almeno 30 associazioni a sostegno diretto o indiretto delle persone fragili. È un vanto per il territorio, ma il loro procedere separatamente le rende ininfluenti rispetto alle “altre” forze in campo.
Segnalo, in modo evidente per chiunque, la progressiva e disfunzionale centralizzazione della rete ospedaliera nei tre Hub, la privatizzazione dei servizi ambulatoriali e residenziali e lo spreco di risorse (non a beneficio degli utenti) per la costruzione di nuove strutture (come case della salute e ospedali), quando già manca il personale per l’esistente. Proprio a Lamezia questa carenza è talmente drammatica da dover costringere al ricorso di sanitari in pensione.
Inoltre, con il progressivo rafforzamento dell’“autonomia differenziata”, non sarà “solo” il 40% dei calabresi a curarsi altrove, ma la maggioranza di essi, con pesanti conseguenze anche sull’indotto commerciale. Oltre alla fuga dei giovani, stiamo assistendo a quella degli anziani verso luoghi capaci di garantire una migliore assistenza. Sarei lieto se qualcuno smentisse queste osservazioni con dati credibili.
Il mio, in sostanza, è un appello – scevro da ogni sottinteso partitico – alle intelligenze dei tanti generosamente impegnati nel volontariato, affinché si rendano conto dell’inefficacia delle battaglie solitarie e si facciano promotori, liberi da condizionamenti, di un fronte comune. Forse ingenuamente, immagino la costituzione formale di un’ASSOCIAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI che, pur mantenendo le specificità e le diverse responsabilità gestionali di ciascuna, possa fare massa critica.
Un passo significativo potrebbe essere la successiva individuazione di locali comuni (privati) a disposizione dei cittadini, utenti e non. In tal senso, sarei onorato di poter offrire il mio contributo, anche per la sinergica organizzazione di incontri o di uno specifico convegno. Sommessamente concludo: da medico e da semplice cittadino potrei seppellire le speranze sotto cumuli di delusioni, ma fino all’ultimo terrò vivi i sogni. E nei sogni, a volte, capita persino di strambare!
Fonte Cesare Perri- Già Direttore di un Dipartimento di salute mentale con incarichi regionali per l’attuazione della riforma psichiatrica. Già docente UNI-MESSINA e UNI-CAL.




