Attraverso una nota stampa, Francesco Grandinetti rende noto di aver inviato una segnalazione al Ministero dell’Interno, alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, alla Sottosegretaria Wanda Ferro, alla Prefettura di Catanzaro e al Comune di Lamezia Terme, ponendo l’attenzione sulla tutela della libertà e della segretezza del voto nelle sezioni con un numero particolarmente ridotto di elettori.
“Ho inviato una segnalazione (in allegato all’articolo) al Ministero dell’Interno, alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, alla Sottosegretaria Wanda Ferro, alla Prefettura di Catanzaro e al Comune di Lamezia Terme. È una proposta semplice, ma riguarda uno dei principi fondamentali della nostra democrazia. L’articolo 48 della Costituzione stabilisce infatti che il voto è personale, uguale, libero e segreto. In alcune frazioni periferiche e montane della nostra città, ma vale per tante altre in Italia, il numero degli elettori assegnati a una sezione è molto basso. Questo può determinare un problema concreto. Al termine dello scrutinio, il risultato rischia di rendere facilmente intuibile l’orientamento di voto di piccole comunità, gruppi familiari o persone che vivono e si conoscono da sempre.
Non è un dettaglio tecnico. Se un cittadino teme che il proprio voto possa essere in qualche modo riconoscibile, la sua libertà di scelta non è pienamente tutelata. Voglio però essere molto chiaro. Non propongo di chiudere sezioni elettorali, né di toglierle alle frazioni più lontane o più difficili da raggiungere. Sarebbe ingiusto e penalizzerebbe proprio le persone che hanno maggiori difficoltà negli spostamenti. Il seggio deve restare vicino ai cittadini. Chi vive in una zona periferica o montana deve poter votare nella propria frazione, senza essere costretto a percorrere chilometri per esercitare un diritto costituzionale.
Il Testo unico per la disciplina dell’elettorato attivo e delle liste elettorali, approvato con il D.P.R. n. 223 del 1967, stabilisce che ogni sezione elettorale debba comprendere normalmente non meno di 500 e non più di 1.200 elettori. La stessa normativa consente deroghe nelle località di montagna o in quelle dove la viabilità rende difficile l’accorpamento con altre sezioni. Una previsione giusta, perché garantisce il diritto di voto anche a chi vive nelle zone più isolate. Proprio in queste sezioni, però, dove il numero degli elettori può essere molto ridotto, diventa più concreto il rischio che il risultato finale renda intuibili le scelte di voto di singole famiglie o di piccoli gruppi.
La mia proposta non tocca né l’apertura del seggio né la possibilità di votare nella propria frazione. Il voto continuerebbe a essere espresso regolarmente nel seggio vicino casa. Dopo la chiusura delle urne, però, le schede potrebbero essere trasferite con tutte le garanzie previste dalla legge in una sezione vicina e lì scrutinate insieme a un numero più ampio di voti. Non sarebbe un’invenzione. Il nostro ordinamento già conosce questo meccanismo per il voto di persone ricoverate in ospedali e case di cura, nonché per gli elettori detenuti. Il D.P.R. n. 361 del 1957 e la legge n. 136 del 1976 disciplinano infatti il voto con procedura speciale. Le schede vengono raccolte presso il luogo di ricovero o di detenzione e poi consegnate alla sezione ordinaria competente, che procede allo scrutinio insieme alle altre schede. È una garanzia pensata proprio per evitare che il voto espresso da gruppi troppo piccoli possa diventare riconoscibile.
Perché non estendere lo stesso principio alle sezioni ordinarie che operano in deroga, per ragioni di distanza o di viabilità, con un numero molto basso di elettori? Naturalmente una modifica di questo tipo non può essere decisa da un Comune. Le norme elettorali stabiliscono che lo scrutinio avvenga presso la sezione in cui si è votato, salvo i casi espressamente previsti dalla legge. Per questo ho chiesto al Parlamento e al Ministero dell’Interno di valutare un intervento normativo. La mia segnalazione si fonda anche sull’articolo 50 della Costituzione, che riconosce a tutti i cittadini il diritto di rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o rappresentare esigenze comuni.
A Lamezia Terme penso, ad esempio, alle tante località montane di Lamezia e ad altre frazioni. Non si tratta di mettere in discussione l’importanza dei loro seggi, ma di rafforzare una garanzia essenziale per ogni cittadina e ogni cittadino. La democrazia non si difende soltanto nei grandi principi proclamati a parole. Si difende anche correggendo quei meccanismi che, nella pratica, possono far sentire una persona meno libera davanti all’urna sia che si tratti di pressioni “innocenti” sia che si tratti di pressione di origine mafioso”.
Francesco Grandinetti già presidente PD Lamezia area L.A.M.E.T.I.A. enonsolo





