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CUDU 2026, la gara gastronomica con cui Feroleto Antico ritrova il sapore della sua storia

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Quaranta anni non sono soltanto un numero: sono una memoria che tiene insieme generazioni, rioni, ricordi, tavole apparecchiate e sorrisi condivisi. A Feroleto Antico, quella memoria ha un nome che profuma di tradizione: Cudu, il Cucchiaru de Uaru, la gara gastronomica che, nata quattro decenni or sono, che racconta il paese attraverso i suoi sapori più autentici. Quest’anno la manifestazione è tornata in Piazza Mangani, riportando con sé l’atmosfera delle grandi occasioni. Una serata luminosa, presentata con eleganza e naturalezza da Katia Perri, e organizzata dal Comitato 25, che ha saputo riproporre un evento storico e trasformarlo in un momento di comunità vivo, pulsante, sentito.

I rioni e le frazioni sono arrivati in piazza come si arriva a un appuntamento importante: con orgoglio, con cura, con quella sana competizione che non divide ma esalta. Ognuno ha portato il proprio piatto, ma soprattutto la propria parte di sé. Le pietanze erano piccole scenografie: stendardi, colori, simboli, dettagli che raccontavano appartenenza e memoria. Ogni cosa era un palese gesto d’amore verso il territorio.

Un modo per dire “noi ci siamo, e questo è il nostro sapore”. A valutare i piatti, una giuria che rappresentava perfettamente l’anima del paese:

  • Pietro Fazio, sindaco,
  • Don Domenico Coffani, parroco,
  • Concetta Notaro, dottoressa,
  • Pasquale Leone, ex chef,
  • Alberico Aiello, figura storica della comunità.

Cinque sguardi diversi, cinque sensibilità, un unico compito. Scegliere la pietanza migliore. Un compito tutt’altro che semplice, perché ogni piatto portava con sé non solo tecnica e gusto, ma un pezzo di Feroleto. Il Cudu non è sembrato una gara gastronomica. È sembrato un rito. È la prova che la convivialità feroletana non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana, un modo di stare insieme che non ha bisogno di grandi palchi per essere autentico.

La piazza era piena, viva, partecipe. Un pubblico folto, attento, sorridente, che alla fine è stato premiato con un gesto semplice e perfetto. Una pasta e fagioli per tutti, servita come si serve ciò che è genuino. Senza formalità, con generosità. Il Cudu 2026 ha dimostrato ancora una volta che le tradizioni non sopravvivono da sole: vivono perché qualcuno le custodisce, le rinnova, le celebra. Feroleto Antico lo ha fatto con la sua gente, con i suoi rioni, con le sue frazioni, con i suoi piatti, con quella capacità rara di trasformare una serata in un racconto collettivo.

E mentre la piazza si svuotava lentamente, restava nell’aria la sensazione che, anche quest’anno, il Cucchiaru de Uaru abbia fatto ciò che fece già dalla sua prima volta quarant’anni: unire, far sorridere, ricordare chi siamo.

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