Una storia che parla di Calabria, di vino, di territorio, dove i sentimenti e il legame con la propria terra si intrecciano con l’intraprendenza imprenditoriale di una terra che, anche in passato, si è distinta per tenacia e innovazione, oltre tutti i cliché e gli stereotipi. E poi la forza delle donne, la capacità di ricominciare e reinventarsi. C’è tutto questo nel racconto “I Florio. Da Bagnara Calabra alla Calabria e alla conquista del mondo”, edito da Grafiché Editore, scritto a quattro mani da Michela Cimmino e Saveria Sesto, presentato nei giorni scorsi per la prima volta nel cortile della Biblioteca Comunale “Oreste Borrello” di Lamezia Terme.
L’opera nasce da una necessità profonda delle autrici: colmare un vuoto di conoscenza e restituire alla Calabria la paternità di una delle dinastie più influenti della storia italiana. Sebbene spesso associati esclusivamente alla Sicilia, Paolo, Ignazio e Vincenzo Florio sono innanzitutto “uomini di Calabria”. Il racconto prende le mosse dal tragico terremoto del 1783, un evento spartiacque che spinge Paolo Florio a lasciare la sua amata Bagnara per cercare fortuna a Palermo e Marsala. È la storia di un’emigrazione che si trasforma in ascesa, guidata da quella testardaggine e visione tipicamente calabra che le autrici definiscono come il Genius loci che ogni migrante porta con sé.
“L’occasione – ha ricordato Saveria Sesto autrice e presidente dell’associazione “L’albero della vite” – nasce da un concorso “Racconti di vino”, bandito dall’associazione nazionale “Città del vino”, che sollecitava ad affrontare il tema del rapporto tra vino ed emigrazione. La dinastia dei Florio è stata una delle famiglie imprenditoriali e culturali più influenti d’Italia tra l’Ottocento e i primi del Novecento, famosissimi in tutto il mondo ma paradossalmente molto poco in Calabria tranne che a Bagnara Calabria. Il nostro racconto vuole mettere in evidenza l’emigrazione calabrese tenace, perseverante, indomita, che parte umilmente da Bagnara Calabra, arriva a Palermo e poi a Marsala costruendo, a partire da una cantina, un vero e proprio impero. I Florio dedicheranno un’etichetta a Garibaldi che sbarcò a Marsala nella spedizione dei Mille, Paolo Florio diventerà senatore della Repubblica. Questo racconto è un atto di riconoscenza verso una famiglia calabrese, espressione di gentilezza e intraprendenza, il cui esempio è di grande attualità”.
Il ruolo delle donne è stato messo in evidenza nell’intervento di Michela Cimmino, che ha sottolineato in particolare il ruolo “di Giuseppina Saffioti in Florio, l’unica vera bagnarota di questo racconto, che con nostalgia e forza parte da Bagnara Calabria insieme al suo uomo in seguito al terremoto del 1783. Giuseppina fa dono, in un certo senso, della sua “calabresità” a tutte le altre donne: a Giulia Portalupi, la milanese che con il suo carattere forte e i suoi consigli contribuì in modo determinante ai successi di Vincenzo Florio, alla nobildonna Giovanna D’Ondes che sposerà il figlio esaudendo il desiderio di Giuseppina di salire “qualche gradino” della scala sociale. I Florio ci hanno dimostrato che, anche senza ponte, tra Calabria e Sicilia siamo già uniti nel segno dell’amore per il territorio e nella capacità di dare al mondo un contributo importante”.
La serata, che ha visto gli interventi del magistrato Ignazio De Francisci, già componente del pool antimafia voluto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del presidente della Pro Loco di Bagnara Bruno Ienco, di Vincenzo Tripodi e dell’editore Nella Fragale, si è conclusa con la degustazione del Marsala dei Florio curata nei minimi dettagli dagli studenti dell’istituto “Einaudi”, diretto da Anna Primavera che ha supportato l’iniziativa, insieme al docente Davide Vatalaro.





