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Lega Addio, Furgiuele passa con Vannacci, c’era da aspettarselo? Sui social spiegate le motivazioni

Furgiuele - Vannacci
Dopo i reiterati rumors delle scorse settimane, arriva l’ufficialità direttamente dall’interessato: Domenico Furgiuele, deputato lametino (ma eletto in altro collegio calabrese) lascia la Lega dopo 12 anni, è aderisce al movimento “Futuro Nazionale” di Vannacci. E’ lui stesso che, sui social, questa mattina ne ha dato notizia.
“Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere il coraggio di lasciare ciò che si ama quando non lo si riconosce più- scrive. Dopo dodici anni, lascio la Lega. Non è una decisione improvvisa. È una scelta meditata, rinviata più volte. Ho cercato dentro di me e nel confronto con chi si sta occupando del partito negli ultimi tempi, motivi per restare, ma non ne ho trovati. A febbraio decisi di riporre fiducia nelle parole del Segretario a cui va la mia riconoscenza per il percorso fatto, ma nulla è cambiato. Ho chiesto alla mia comunità militante di trovare una motivazione, un appiglio per restare, ma nulla! Troppa l’amarezza, troppa la delusione! La Lega nella quale entrai nel 2014 non è più quella di oggi. Almeno non alle nostre latitudini.
La Lega di oggi è quella che si definisce post ideologica, è quella che rinnega un percorso di 12 anni. È quella dei manifesti ideologici che-evidenzia Furgiuele –  apre ai capricci LGBT, che prende i soldi degli Italiani e li manda a Zelensky. Ai tempi, scelsi quella strada quando molti cercavano approdi più comodi. Eravamo rimasti orfani di un mondo che aveva tradito. Trovammo una comunità militante, una struttura organizzata, gerarchica, fondata sul sacrificio, sull’appartenenza e sulla disciplina. Per chi, come me, proveniva dall’area Nazional popolare e da una formazione tradizionalista, quella casa rappresentava la possibilità di continuare una battaglia ideale. Non fu una scelta facile. In Calabria portare il simbolo della Lega significava caricarsi sulle spalle pregiudizi, ostilità e diffidenze. Ma non ho mai cercato la strada più semplice.
Non mi hanno mai affascinato le scorciatoie, ho sempre scelto la via più difficile. E la scelgo ancora oggi. Per me, questo è il momento del ritorno a Camelot. Non il ritorno a un passato impossibile da ricostruire, ma il ritorno alle sorgenti. A quei principi che hanno dato senso al mio impegno politico, l’onore, la fedeltà alla parola data, il coraggio, il servizio alla comunità, il legame tra le generazioni, l’identità, la tradizione, la ricerca di qualcosa di più alto del semplice interesse personale. Per questo continuerò a combattere per ciò in cui ho sempre creduto per l’identità dei popoli, per le nostre radici, per la tradizione della civiltà europea, contro il cosmopolitismo apolide e senza confini, contro il conformismo imposto dal politicamente corretto, contro una visione orizzontale e materialista dell’esistenza”.
L’ex deputato leghista- prosegue- ” continuerò la mia battaglia per la remigrazione, una battaglia sulla quale troppo spesso, nel centrodestra, sono mancati il coraggio, la determinazione e la volontà di andare fino in fondo. Non mi appartiene la destra annacquata. Non mi appartiene il moderatismo senza anima. Non mi appartiene il centrodestra sbiadito e fluido che confonde la prudenza con la rinuncia. Sarei potuto restare dove ero. In una posizione certamente più comoda. Da parlamentare della maggioranza di governo. Da uomo che ha contribuito a fondare e radicare la Lega nel Mezzogiorno d’Italia. Ma non ho mai scelto la comodità. Scelgo ancora una volta L’IDEA! Scelgo ancora una volta la trincea. Scelgo ancora una volta il combattimento. Scelgo il Generale Roberto Vannacci. Lo faccio con l’affetto che mi lega a due uomini che considero fratelli, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. Con la certezza che saranno tanti altri COMBATTENTI a seguirci in tutta Italia.
Oggi muore il politico costretto nella moderazione di un centrodestra troppo spesso soggiogato dal pensiero unico e dai confini imposti da un’Europa costruita sul politicamente corretto. Muore il politico che nel centro sud ha rischiato di essere fagocitato da una balena bianca vecchia, stanca, morente, concentrata ad inseguire il potere per il potere, a coagulare il consenso sulla rendita di posizione e l’incarico, incapace di comprendere che senza idee non esiste alcun futuro. Muore il politico costretto a sentirsi ripetere che viviamo in un’epoca post-ideologica. Come se avere un’ideologia fosse una colpa. Come se avere un’idea del mondo, una visione, una direzione, fosse qualcosa da nascondere. Oggi rinasce un soldato dell’Idea”.
“Perché avere un’ideologia significa avere un’identità. Significa sapere chi si è, da dove si viene e dove si vuole andare. Rinasce un uomo che torna alle proprie origini, alla propria appartenenza, ai propri valori, alla propria storia. Rinasce con la volontà di tenere la barra dritta, con al centro l’Idea, e la forza del coraggio di osare ancora. Ancora una volta. Da oggi inizia una nuova strada. Una strada che guarda al domani senza rinnegare ciò che siamo stati. Una strada che si chiama Futuro Nazionale. Alzate la testa Calabresi, Meridionali, Italiani, insieme!

“Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle”- conclude Furgiuele. (citazione della frase di Filippo Tommaso Marinetti in conclusione del celebre Manifesto del Futurismo pubblicato nel febbraio del 1909 e che attraverso il movimento futurista da lui fondato, ha fornito gran parte dell’estetica, della retorica aggressiva e dell’ideologia nazionalista che il regime di Benito Mussolini ha poi fatto proprie, ndc)

 

 

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