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Mozione sul voto ai fuorisede bocciata, Taverna (Pd): “Lamezia ferma al Medioevo”

Domenico Taverna

“Mentre il mondo corre verso il futuro, la nostra amministrazione comunale sceglie di rimanere seduta nel Medioevo armata di carta, matita e una discreta dose di indifferenza”- si apre così una nota di Domenico Taverna della segreteria Pd Lamezia.

“Parliamo del diritto al voto dei fuorisede- prosegue Taverna- , un tema che viene regolarmente cestinato da chi ci governa. Sia ben chiaro, nessuno sta chiedendo al sindaco di firmare una legge elettorale. Sappiamo tutti benissimo che i poteri di un primo cittadino hanno dei limiti istituzionali. Quello che si chiedeva ieri in consiglio comunale, però, era di alzare la testa e iniziare una battaglia politica sacrosanta. Invece la mozione sul tema proposta dal PD e dalla consigliera Lidia Vescio è stata insensatamente bocciata. Questa è una battaglia che non può certo avere origine nel Nord Italia.

Deve partire necessariamente dal Sud ed in particolar modo dalla Calabria, la vittima principale di questa mobilitazione forzata. Se c’è qualcuno che dovrebbe farsi carico di questa voce è proprio chi si vanta un giorno sì e l’altro pure di avere una linea diretta e una filiera politica d’oro che unisce Comune, Provincia, Regione e Governo nazionale. Se tutta questa sbandierata vicinanza ai palazzi romani non serve nemmeno a difendere il diritto al voto dei propri giovani concittadini, allora viene da chiedersi a cosa serva esattamente. Sarebbe bastato coinvolgere le amministrazioni vicine per procedere unitamente verso un processo di risoluzione del problema, ma questo impegno la nostra amministrazione non vuole assumerlo.

Mentre c’è chi resta immobile, il Partito Democratico si rimbocca le maniche. Lo abbiamo dimostrato con l’iniziativa “Bussiamo a casa”, di cui sono stato promotore, nata proprio per riportare i fuorisede a casa e ristabilire un contatto con loro. È la prova che una politica attenta ai giovani e alle loro necessità esiste e si muove sul territorio. Ma evidentemente, tutto ciò non trova alcuna sponda in un Comune che preferisce girarsi dall’altra parte.

In molti ricorderanno cosa è accaduto col referendum sulla giustizia, quando i cittadini hanno dovuto letteralmente ingegnarsi, inventando soluzioni di fortuna e peripezie burocratiche solo per esercitare un diritto costituzionale. Ma a quanto pare, nemmeno quella lezione è servita a smuovere le coscienze di chi siede in consiglio comunale.

Siamo nel 2026. Un’epoca in cui si pianificano viaggi turistici nello spazio e la tecnologia ridefinisce ogni secondo della nostra vita quotidiana. Eppure, quando si tratta di garantire la partecipazione politica improvvisamente l’orologio della storia torna indietro di secoli. Viene spontaneo chiedersi se non sarebbe stato il caso di investire i fondi del PNRR destinati alla digitalizzazione per modernizzare davvero il sistema, introducendo il voto telematico e abbattendo barriere che oggi non hanno più alcuna ragione d’esistere. E invece no. La tecnologia viene utilizzata per i selfie (e peggio ancora le dirette) alle buche e alle sterpaglie. Si preferisce ignorare il progresso e costringere i cittadini a scontrarsi con un sistema arcaico, dove la burocrazia diventa lo strumento perfetto per scoraggiare il voto.

Evidentemente, a questa amministrazione i cittadini piacciono così- conclude- : possibilmente impossibilitati a votare. Noi, invece, continuiamo a pensare che una comunità che non tutela i propri giovani e il loro diritto a partecipare al futuro del Paese sia una comunità che ha già rinunciato a costruire e governare il proprio domani.

 

Fonte Domenico Taverna – segreteria Pd Lamezia

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