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Grandinetti: «Il passaparola può far volare Lamezia… o distruggerla»

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Ci sono momenti nella vita di una città che sembrano piccoli segnali, quasi invisibili. Ma se li sai osservare bene, capisci che possono trasformarsi in qualcosa di enorme.
E oggi, a Lamezia Terme, quei segnali ci sono tutti.
Basta camminare per strada, fermarsi qualche minuto in centro, osservare le persone. Li riconosci subito. Hanno lo sguardo curioso e rilassato di chi è in vacanza. Indossano pantaloncini mentre noi ancora usciamo con il maglione. Camminano lentamente, si guardano intorno, cercano qualcosa da scoprire. Cercano autenticità. Cercano emozioni.
Sono turisti.
E forse, per la prima volta dopo tanti anni, la situazione tanto da me auspicata potrebbe davvero verificarsi, quella di avere una Lamezia Terme visitata, attraversata, vissuta da persone provenienti da altre città e da altri Paesi.
Ma dobbiamo avere il coraggio di dirci una verità: la città, tecnicamente, non è ancora pronta.
Non perché manchi la bellezza. Anzi.
Lamezia è bellissima. Ha storia, panorami, tradizioni, castelli, mulini, racconti antichi, mare vicino, terme, cultura, cibo straordinario e soprattutto un’anima vera. Ma spesso il turista si ritrova spaesato.
Dove si mangia la domenica a pranzo?
Cosa si può visitare?
Chi dà informazioni?
Esiste un punto di riferimento?
Dove si vive davvero la città?
E allora il rischio diventa enorme.
Perché oggi il turismo vive di passaparola. Vive di recensioni, di emozioni raccontate, di foto condivise, di piccoli dettagli. Una città può crescere grazie a un sorriso. Ma può anche essere distrutta da dieci feedback negativi.
Ecco perché oggi non mi rivolgo al sindaco o agli assessori. Non perché non abbiano responsabilità, ma perché i tempi della burocrazia sono troppo lenti, complicati, spesso paralizzati. E questa occasione rischia di passare prima ancora che qualcuno riesca a organizzare un tavolo tecnico.
Oggi mi rivolgo direttamente ai cittadini. Ai commercianti. Ai giovani. Ai lametini.
Quando vedete uno straniero o un turista, sorridetegli.
Non fate finta di niente.
Chiedetegli se ha bisogno di aiuto. Offrite informazioni. Se avete dieci minuti liberi, accompagnatelo a vedere il castello anche solo da lontano, spiegategli dove sono i mulini, raccontategli la storia della città, indicategli un museo, una chiesa, un punto panoramico.
Offritegli un caffè.
Parlate con loro.
Perché chi arriva in Calabria spesso non cerca soltanto monumenti. Cerca umanità. Cerca il calore che altrove non trova più.
E attenzione a un altro errore gravissimo che è quello di pensare  che il turista sia qualcuno da “spennare”.
Non aumentiamo i prezzi perché “tanto sono stranieri”. Facciamo l’esatto contrario. Se possibile, facciamogli perfino uno sconto inatteso. Oggi forse avremo un euro in meno. Ma domani potremmo avere una città piena di persone che ritornano, parlano bene di noi e portano ricchezza vera.
Il turismo non si costruisce solo con gli aeroporti.
Si costruisce con il comportamento quotidiano di un popolo.
E allora facciamo attenzione anche alla spazzatura. Non lasciamola abbandonata. Difendiamo il decoro urbano come fosse il salotto di casa nostra. Non dico di farlo come Andrea…ma facciamolo. Perché chi arriva vede tutto. E giudica tutto.
Ma soprattutto raccontiamo le nostre storie.
Tiriamo fuori le leggende dei nostri nonni, i racconti antichi, i misteri della città, le tradizioni popolari. Facciamo vivere Lamezia attraverso le emozioni. Come ha fatto Stefano con la sua edicola e così come ha fatto Fabio con il “Mulino delle Fate”, trasformando un luogo in un racconto capace di incuriosire e affascinare.
La vera forza del turismo moderno è l’esperienza. E noi abbiamo la fortuna di possedere storie vere, autentiche.
E allora perché non creare anche gruppi spontanei di cittadini volontari?
Persone che camminano per la città con un piccolo distintivo con scritto:
“Guida Turistica Volontaria”.
Sarebbe un gesto meraviglioso.
Un modo per dire: “Benvenuti. Questa città è anche vostra.”
Ma accanto all’impegno spontaneo dei cittadini, ci sono anche idee semplici che potrebbero essere realizzate rapidamente senza grandi costi.
Perché, ad esempio, l’amministrazione comunale non potrebbe individuare alcuni bar, attività commerciali o punti strategici della città affidandogli ufficialmente il ruolo di “Punto Informazioni Turistiche”?
Basterebbe una piccola targa riconoscibile all’esterno dei locali. Un simbolo semplice ma chiaro. Un turista vedrebbe subito dove entrare per chiedere informazioni, ricevere una mappa, sapere dove mangiare o cosa visitare.
Sarebbe una rete diffusa di accoglienza, costruita direttamente dentro la città reale.
E ancora.
Perché non creare delle vere e proprie “zone franche turistiche” nei centri storici di Nicastro, Sambiase e in Piazza Italia?
Zone vive, aperte, snelle, senza l’asfissia della burocrazia.
Spazi dove poter concedere gratuitamente e con procedure semplicissime, l’occupazione del suolo pubblico per piccoli artigiani, artisti, espositori di antichità, curiosità locali, libri antichi, prodotti tipici, pittori, musicisti di strada e creativi.
Perché il turismo ama la vita vera.
Ama le piazze vissute.
Ama trovare qualcosa che non si aspetta.
Un turista che passeggia in un centro storico vivo, pieno di piccoli oggetti artigianali, racconti, musica e colori, non sta semplicemente visitando una città, la sta vivendo.
E una città vissuta resta nel cuore.
E mi rivolgo soprattutto ai giovani.
Perché spesso l’entusiasmo che hanno loro manca a molti adulti e, purtroppo, anche a una parte di una politica diventata autoreferenziale, stanca, distante dalla realtà.
I giovani e i pensionati che hanno più tempo invece possono cambiare davvero il volto di questa città.
Con entusiasmo. Con creatività. Con orgoglio.
Lamezia oggi ha davanti una possibilità concreta. Forse irripetibile.
Non perdiamola per superficialità, per disorganizzazione o per pessimismo.
Rimbocchiamoci le maniche tutti insieme.
Perché una città che accoglie bene non regala soltanto una vacanza.
Regala un ricordo.
E i ricordi, quando sono belli, fanno ritornare le persone.

Francesco Grandinetti
L.A.M.E.T.I.A. e non solo

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