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Turismo a Lamezia, Renda (Parco Agricolo di Calabria):“Servono competenze e visione”

Lamezia panorama

“All’inizio di ogni stagione estiva si torna a parlare di turismo e di flussi di visitatori stranieri”- dichiara in una nota Piero Renda, Presidente del Parco Agricolo di Calabria. “Immaginiamo l’impatto- prosegue- di chi arriva in un luogo carico di aspettative: scende dall’auto o dal treno e, dopo pochi passi, avverte un senso di vuoto. Si guarda intorno e non trova un solo segnale, un percorso guidato o una narrazione che spieghi cosa la città abbia da offrire. Questa purtroppo è Lamezia Terme, e con l’attuale gestione politica locale sarà difficile che questi turisti decidano di tornare.

La carenza nella gestione dei siti storici non dipende dall’assenza di contenuti, ma dalla mancanza di una regia capace di unire i punti. La vera sfida è trasformare la città da semplice luogo di transito a “iper-luogo” di esperienze, dove il viaggiatore sia un ospite da affascinare e trattenere, spingendolo persino a investire sul territorio. La nota dolente di Lamezia e del suo circondario – un limite estendibile a tutta la Calabria – è possedere un patrimonio immenso senza avere le competenze professionali per aprirlo al mondo. Le sagre paesane hanno un indiscutibile valore sociale e tradizionale, ma non possono essere l’unico motore economico: attirano solo un pubblico locale, durano una sera e non generano un indotto a lungo termine. Dobbiamo evolvere dalla “festa di piazza” al marketing territoriale, imparando a vendere la nostra storia.

Servono festival letterari, residenze artistiche e itinerari storici di ampio respiro, non solo eventi spot basati su “panino, salsiccia e vino. Non basta aprire gli sportelli per il turista se mancano qualità e professionalità. In un mondo globalizzato, non parlare inglese, spagnolo, francese o tedesco significa escludere il 90% dei potenziali turisti alto-spendenti. Lamezia ha il vantaggio strategico di avere un aeroporto internazionale. Migliaia di stranieri atterrano quotidianamente, ma spesso usano la città solo come scalo per poi rinchiudersi in qualche villaggio turistico. Basta guardare i bivi di ingresso verso le terme di Caronte – che andrebbero rimodellati – o quello di Sant’Eufemia, via del Progresso,per capire quale immagine si offra del territorio. Chi ha competenza del settore dovrebbe farsi un esame di coscienza e valutare se proseguire o meno nel suo incarico.

Pochissimi sono i luoghi dove pranzare di giorno; nel quartiere Sambiase, ad esempio, non esiste nemmeno una trattoria. Sarebbe necessario un bando con agevolazioni e incentivi per sostenere chi vuole avviare attività di ristorazione e artigianato locale in quelle zone della città dove oggi sono del tutto assenti.

Promuovere il territorio non significa solo “dire che è bello”, bensì saperlo raccontare. Pensiamo all’importanza dell’Abbazia Benedettina e di Terina, alla storia dei Cavalieri di Malta con il relativo Bastione (simbolo, insieme alle tre torri, della nostra città) o al Castello Normanno. Il Museo Diocesano, uno dei più importanti della regione, è spesso sconosciuto agli stessi cittadini lametini. Sarebbe bene, inoltre, far conoscere il valore geologico e naturalistico del Golfo di Sant’Eufemia.

Spesso le associazioni lavorano in modo frammentato: pur essendo animate da buona volontà, mancano di figure professionali (archeologi, storici dell’arte, guide turistiche abilitate) capaci di trasformare il dato storico in un’esperienza narrativa coinvolgente. Inoltre, tra di loro prevalgono spesso competizione e gelosia anziché collaborazione. Senza una formazione specifica nel management culturale, si rimane nel campo del dilettantismo. Servirebbe un ente qualificato e slegato dalle nomine politiche, capace di coordinare e mettere insieme le competenze: chi conosce la storia, chi parla le lingue e chi organizza la logistica.

Per cambiare rotta bisognerebbe iniziare con corsi di formazione sull’accoglienza turistica lo, sulle lingue e sulla storia locale, sia nelle scuole professionali sia per gli operatori del settore. L’amministrazione non deve limitarsi a elargire patrocini per sagre che non lasciano nulla sul territorio, ma deve pretendere standard qualitativi alti da chiunque riceva fondi pubblici.

Il Bastione di Malta è chiuso da oltre un trentennio senza che se ne conosca il motivo, eppure la struttura appare solida. Perché non utilizzarne l’area esterna per eventi? Quanti milioni di euro sono stati spesi per il Castello Normanno, l’Abbazia Benedettina e gli scavi di Terina senza che questi siti siano mai stati resi accessibili al pubblico in via definitiva?

Lamezia avrebbe tutto- conclude la nota- per essere una capitale del turismo culturale calabrese. Troppi giudicano solo via social, ma finché la gestione resterà legata all’improvvisazione, la città rimarrà sempre una grande occasione mancata”.

 

Fonte Piero Renda, Presidente Parco Agricolo di Calabria 

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