“Da cittadina lametina, da persona che ama profondamente questa città e da ex amministratrice, sento il dovere di lanciare un appello pubblico all’Amministrazione comunale, agli operatori economici, ai commercianti e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Lamezia Terme.
La situazione del turismo in città sta diventando francamente imbarazzante.
Abbiamo combattuto battaglie politiche e territoriali affinché l’aeroporto di Lamezia Terme non subisse ridimensionamenti, affinché venissero implementate le tratte, affinché il nostro scalo diventasse sempre più strategico. Oggi quei voli esistono, arrivano migliaia di turisti stranieri grazie alle compagnie low-cost, ma il problema è semplice: arrivano in una città che, salvo rarissime e lodevoli eccezioni, non è pronta ad accoglierli.
E sia chiaro: il problema non si risolve solo con un infopoint piazzato a Sant’Eufemia.
Il problema è che stiamo lasciando visitatori di ogni nazionalità vagare con il telefono in mano, spaesati, cercando disperatamente qualcosa da fare, da vedere, da capire. E troppo spesso trovano il nulla cosmico.
Eppure le potenzialità ci sarebbero tutte. Occasioni economiche, di crescita e sviluppo.
Abbiamo imprenditori coraggiosi nel settore ricettivo che stanno facendo miracoli. Abbiamo giovani content creator lametini e calabresi seguiti in tutto il mondo che raccontano con professionalità straordinaria le nostre tradizioni, i nostri luoghi, la nostra cultura enogastronomica. Qualcuno, però, dovrebbe iniziare almeno a contattarli invece di ignorarli sistematicamente.
Abbiamo studiosi, conoscitori del territorio, associazioni culturali, guide, professionisti della comunicazione, attività commerciali dinamiche. Ma manca una regia. Manca una visione. Manca la minima percezione dell’urgenza.
Ed è ancora più grave se pensiamo che nella nostra amministrazione comunale esistono già deleghe importanti direttamente collegate a questo tema: Cooperazione internazionale e Internazionalizzazione, Sistemi informativi e transizione digitale, Cultura, Turismo, Promozione del territorio, Comunicazione istituzionale, Musei e Biblioteche. Deleghe distribuite tra diversi assessori e che dovrebbero rappresentare una vera cabina di regia strategica per la città.
L’invito è semplice: sfruttiamole davvero. Rendiamole operative, concrete, moderne e meno autoreferenziali.
Perché oggi non serve necessariamente annunciare grandi investimenti economici o costruire cattedrali nel deserto. Serve capacità amministrativa. Serve rapidità. Serve una visione contemporanea del turismo. Serve comprendere che un turista del 2026 viaggia con uno smartphone in mano e decide la reputazione di un territorio in tempo reale attraverso recensioni, reel, video e contenuti social.
Abbiamo monumenti chiusi per vicissitudini burocratiche infinite? Bene. Nel 2026 esistono QR Code, realtà aumentata, audioguide multilingua, mappe digitali e percorsi virtuali. Non servono milioni di euro per spiegare a un turista cosa sta guardando. Serve organizzazione. Serve volontà politica. Serve modernità.
Basterebbero:
– volantini in inglese in aeroporto, nei bar e nelle strutture ricettive;
– QR Code nei luoghi storici;
– percorsi digitali multilingua;
– tour enogastronomici;
– passeggiate urbane;
– esperienze di turismo lento;
– valorizzazione dei cammini spirituali e naturalistici, come il Cammino di Gioacchino da Fiore;
– navette verso la Gurna di Caronte raccontandone miti e storia;
– collegamenti con il mare valorizzando i tramonti della costa;
– promozione della movida e della cultura dell’aperitivo che tanti locali già offrono con qualità;
– una comunicazione social moderna, internazionale e intelligente.
Risponderanno da qualche ufficio stampa del comune o staff che a tutto quanto qui sopra suggerito si sta già lavorando… si ma sbrigatevi!!!
E magari spieghiamo, perché no ai turisti che qui esiste ancora, un po’ come in Spagna, la “siesta” mediterranea, perché per chi arriva dal Nord Europa trovare una città completamente chiusa nel primo pomeriggio senza alcuna spiegazione può sembrare più un film post-apocalittico che una località turistica.
Servono insegne. Servono indicazioni. Servono informazioni in lingua. Servono esperienze da saper proporre in modo strutturato.
E soprattutto serve un tavolo operativo permanente tra amministrazione, operatori turistici, commercianti, associazioni, esperti digitali e professionisti della comunicazione territoriale.
Esiste persino una delega ai rapporti internazionali nel Comune di Lamezia Terme: la si utilizzi per costruire rapporti con i paesi di provenienza dei turisti, per sviluppare reti, per promuovere realmente il territorio.
Altrimenti continueremo a scrivere bellissimi propositi nei documenti ufficiali, nei DUP, nei programmi strategici e nelle conferenze stampa, lasciando però tutto fermo nello spazio rassicurante delle intenzioni. E il Documento Unico di Programmazione rischierà di restare semplicemente un elegante libro dei sogni.
Perché il rischio è serio: mentre noi restiamo immobili, altri territori vicini sapranno intercettare questa opportunità. E lo faranno giustamente, per loro merito e per nostro demerito.
Siamo ancora in tempo per invertire la narrazione negativa che rischia di travolgerci tra recensioni pessime, occasioni mancate e turisti delusi.
Lamezia non può continuare a essere solo un luogo di transito aeroportuale.
Può diventare una destinazione.
Ma bisogna decidere se vogliamo finalmente comportarci da città che accoglie il turismo internazionale oppure continuare a stupirci del fatto che degli stranieri, incredibilmente, abbiano scelto di venire qui.
Auspico una città moderna, veloce, al passo con i tempi, capace di cogliere questa occasione straordinaria che forse, per come la stiamo gestendo, rischiamo persino di non meritare.
Con preoccupazione, ma anche con sincera speranza che qualcuno intervenga davvero.”
Antonietta D’Amico




