La festa del Primo Maggio ha acceso una diatriba tra l’opposizione in consiglio comunale che rivendica l’utilizzo della sala consiliare per la data in cui c’è la festa dei lavoratori ed il sindaco di Nocera Terinese che, anche lui con una nota inviata alla stampa, dichiara di non aver negato nulla.
Di seguito vi proponiamo i due comunicati che pubblichiamo “nell’interezza”. La prima dei consiglieri comunali di Progetto Nocera e Rinascita per Nocera la seconda la risposta del sindaco di Nocera Terinese Saverio Russo:
Consiglieri di Opposizione
“I Consiglieri comunali dei gruppi Progetto Nocera e Rinascita per Nocera intendono rendere noto
un fatto di estrema gravità politica e istituzionale: il Sindaco continua scientemente a sottrarsi al
confronto, evitando di rispondere nel merito a richieste formali, reiterate e pienamente legittime
sull’utilizzo degli spazi pubblici per il 1° maggio 2026.
Non si tratta di una semplice divergenza amministrativa.
Siamo di fronte a un comportamento consapevole e reiterato che mortifica le prerogative delle
minoranze e altera i principi fondamentali della democrazia locale.
La vicenda è chiara e documentata.
Il 19 marzo è stata presentata richiesta ufficiale per l’utilizzo della Sala Consiliare, finalizzata a
celebrare il cinquantenario del 1° maggio 1976: una ricorrenza che non è neutra, ma profondamente
radicata nella storia delle lotte sociali, sindacali e politiche del territorio nocerese. Una memoria
collettiva che appartiene a una precisa tradizione politica e culturale e che non può essere svuotata,
neutralizzata o peggio utilizzata in modo esclusivo dall’Amministrazione.
A quella richiesta sono seguiti atti formali di sindacato ispettivo, richieste puntuali, solleciti
istituzionali, fino al coinvolgimento del Prefetto e delle autorità competenti.
Eppure, di fronte a tutto questo, il Sindaco ha scelto il silenzio. Non un silenzio neutro, ma una
scelta precisa, consapevole. Nessuna traccia degli atti amministrativi adottati, nessuna luce sulle
eventuali richieste già presentate, nessun criterio dichiarato per giustificare il diniego degli spazi
pubblici. E sui costi delle iniziative promosse dall’Amministrazione, il vuoto più totale.
Al loro posto, solo parole che scivolano via: risposte evasive, generiche, costruite con cura per
restare in superficie e non toccare mai il cuore delle questioni. Non è una distrazione, né una
leggerezza. È una linea. È un modo di esercitare il potere. Ed è, prima ancora che amministrativo,
un comportamento profondamente politico.
Perché dietro il richiamo formale a inesistenti esigenze organizzative e di ordine pubblico si cela
una scelta precisa: impedire alle minoranze politiche di svolgere autonomamente iniziative
pubbliche, negando loro spazi e visibilità in una ricorrenza simbolica.
Questo non è coordinamento istituzionale.
Questo è controllo politico degli spazi pubblici.
Il 1° maggio non può essere trasformato in una celebrazione “istituzionale” svuotata di significato,
gestita in modo centralizzato e sottratta al pluralismo. Non può essere ridotto a evento
amministrativo, né inglobato in una programmazione che cancella il conflitto sociale e politico da
cui quella data trae origine.
Negare la possibilità di organizzare iniziative autonome significa negare il diritto di espressione
politica.
E negarlo senza atti, senza motivazioni, senza trasparenza, significa oltrepassare il perimetro della
legittimità amministrativa.
Ancora più inaccettabile è il silenzio successivo ai solleciti formali. Un silenzio che non è più
omissione, ma scelta deliberata di sottrarsi agli obblighi previsti dalla legge e dallo Statuto
comunale.
Un Sindaco che non risponde nel merito alle interrogazioni dei Consiglieri non sta solo evitando un
chiarimento: sta negando un diritto e indebolendo le istituzioni che è chiamato a rappresentare.
Per queste ragioni, i Consiglieri comunali annunciano che non accetteranno ulteriori rinvii né
risposte elusive.
Chi oggi nega risposte e impedisce il confronto si assume una responsabilità politica chiara davanti
alla comunità. E non basteranno silenzi, rinvii o giustificazioni di comodo a nasconderla o
attenuarla. Perché quando si ostacola il pluralismo e si svuota la democrazia dei suoi spazi reali,
non si commette solo un errore amministrativo: si tradisce apertamente il mandato ricevuto dai
cittadini.
Un simile atteggiamento, del resto, costituisce una vera e propria offesa alla storia stessa del Primo
Maggio nocerese. È una mancanza di rispetto nei confronti di quei lavoratori, di quei cittadini, di
quella tradizione politica che, con sacrificio, partecipazione e senso di comunità, sono stati
protagonisti di battaglie decisive per la conquista di diritti fondamentali, di tutele irrinunciabili e di
quella dignità che il lavoro deve continuare a garantire.
Una memoria viva, fatta di carne e sangue, che il Sindaco Russo vuole cancellare!
Difendere il significato autentico di questa ricorrenza significa dunque onorare una memoria
collettiva e riaffermare principi che non possono essere ridotti a strumenti di divisione, ma devono
restare patrimonio condiviso della nostra comunità.
Governare non significa occupare le istituzioni, ma rispettarne fino in fondo le regole, a partire da
quelle che garantiscono il confronto, la trasparenza e i diritti delle minoranze. Le regole
democratiche non sono un fastidio da aggirare né uno strumento da piegare a proprio vantaggio:
sono il fondamento stesso della convivenza civile e dell’equilibrio istituzionale.
Allo stesso modo, il rispetto degli avversari politici non è una concessione né un gesto di cortesia,
ma un dovere preciso. Chi siede nelle istituzioni ha l’obbligo di riconoscere legittimità a tutte le
voci rappresentate, anche a quelle critiche, senza tentare di silenziarle o delegittimarle. Perché senza
rispetto reciproco non esiste confronto, e senza confronto la democrazia si svuota fino a diventare
una semplice facciata.
La legittimità non è una rendita perpetua né un titolo formale da esibire: vive nella fiducia
quotidiana dei cittadini e nella capacità di rispettare le regole anche quando risultano scomode e gli
avversari anche quando dissentono. Quando questa fiducia viene compromessa, quando si sceglie
deliberatamente di chiudere gli spazi di partecipazione e di violare lo spirito delle regole
democratiche, allora viene meno il fondamento stesso dell’azione di governo.
E a quel punto non resta spazio per ambiguità: chi governa ignorando le regole e mancando di
rispetto agli avversari non indebolisce solo l’opposizione, ma l’intero sistema democratico. E per
questo dovrà inevitabilmente risponderne, politicamente e pubblicamente, davanti alla comunità.
La non risposta non è solo una mancanza di cortesia istituzionale ma la manifestazione di una
prepotenza amministrativa che trasforma il confronto in fastidio e il dissenso in qualcosa da
ignorare, pericoloso riflesso di un governo locale che si comporta come se fosse autosufficiente,
quasi sovrano, ma nei fatti incapace di rispondere, decidere, rendere conto. Un potere che pretende
di essere assoluto proprio mentre mostra tutta la propria inerzia.
E mentre questo accade, il prezzo lo paga la comunità: un paese che arretra, che perde occasioni,
che si avvita in una crisi non solo economica e sociale, ma ormai anche culturale e democratica.
Per questo non basta più denunciare. Occorre trasformare il silenzio in un fatto politico, pretendere
risposte formali, continuare ad attivare tutti gli strumenti di controllo, riportare il confronto nei
luoghi pubblici e istituzionali. Perché ogni spazio negato deve diventare una questione aperta, visibile, condivisa. E perché, alla fine, non sarà il silenzio a chiudere questa vicenda, ma la responsabilità pubblica a riaprirla.”
Sindaco di Nocera Terinese Saverio Russo
“In merito agli articoli web apparsi in data 19 e 20 aprile 2026, relativi ad un presunto diniego alla concessione di spazi pubblici per le celebrazioni del 1° maggio 2026, si ritiene necessario intervenire per ristabilire con chiarezza la realtà dei fatti.
Non vi è stato alcun diniego da parte dell’Amministrazione comunale.
Pertanto, le ricostruzioni diffuse in tal senso risultano non corrispondenti alla realtà.
Il Sindaco ha infatti risposto puntualmente a tutte le richieste pervenute, con comunicazioni ufficiali regolarmente protocollate e pubbliche:
prot. n. 4147 del 25.03.2026
prot. n. 4308 del 27.03.2026
prot. n. 4309 del 27.03.2026
In tali comunicazioni è stato chiarito che l’organizzazione delle celebrazioni del 1° maggio 2026, in occasione del 50° anniversario della storica manifestazione del 1976, era già stata avviata attraverso riunioni pubbliche svoltesi presso la Biblioteca comunale in data 27 febbraio 2026 e 10 marzo 2026, con la partecipazione di associazioni, cittadini e anche di alcuni consiglieri comunali.
È stato pertanto rappresentato, in modo chiaro e trasparente, che l’Amministrazione comunale stava già lavorando alla realizzazione di una manifestazione unitaria, evitando sovrapposizioni organizzative e garantendo il necessario coordinamento e le condizioni di sicurezza.
La ricorrenza del 1° maggio 1976 non appartiene a una singola parte politica, ma appartiene all’intera comunità nocerese.
Essa richiama una pagina importante della storia locale, legata alle lotte contadine e all’occupazione delle terre, che videro protagonisti tanti cittadini, i cui genitori e nonni presero parte a quelle giornate.
Proprio per questo motivo, l’Amministrazione comunale ha scelto di promuovere una celebrazione ampia, inclusiva e condivisa, in continuità con quanto avvenuto anche negli anni passati, quando analoghe iniziative sono state promosse da amministrazioni comunali e comitati civici senza appartenenze politiche.
Resta, pertanto, forte e concreto l’invito a tutte le forze politiche, ai gruppi consiliari, alle associazioni e ai cittadini a collaborare alla realizzazione dell’evento già avviato, nell’interesse della comunità e nel rispetto della memoria collettiva.
L’obiettivo deve essere quello di unire e non dividere, valorizzando una ricorrenza che rappresenta la storia e l’identità di Nocera Terinese.
L’Amministrazione comunale ribadisce la propria piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione, auspicando il contributo di tutti per una celebrazione condivisa e partecipata.”


