Si chiude con un bilancio significativo la XXI edizione di “Cinema e Cinema Proiezioni di Comunità”, la rassegna che tra novembre e dicembre 2025, con un ultimo appuntamento a marzo 2026, ha riportato il cinema d’autore al centro della vita culturale cittadina e trasformandolo in uno spazio concreto di confronto pubblico.
Non una semplice programmazione cinematografica, ma un progetto culturale strutturato che, sotto la direzione artistica di Ivan Falvo D’Urso e la co-direzione di Domenico Isabella, ha ridefinito il ruolo del cinema come dispositivo sociale: luogo di incontro, strumento di lettura del presente e occasione di costruzione collettiva.
Destagionalizzata e diffusa in diversi luoghi simbolici della città, la rassegna ha rappresentato anche una risposta a un vuoto: l’assenza di spazi stabili dedicati al cinema nel centro urbano, trasformata in opportunità attraverso un modello itinerante e partecipato.
Il programma ha attraversato con coerenza alcuni dei nodi più urgenti del contemporaneo, mettendo al centro temi come il disagio mentale, le nuove fragilità sociali, il valore educativo dello sport, la memoria civile, le aree interne, l’inclusione e le trasformazioni delle relazioni familiari.
Dalla riflessione sul disagio psichico con “FolleMente” di Paolo Genovese, al racconto identitario e comunitario di “U.S. Palmese” dei Manetti Bros., fino alla potente dimensione civile de “Il Nibbio” di Alessandro Tonda, accompagnato dalla presenza di Giuliana Sgrena, la rassegna ha costruito un dialogo costante tra cinema e realtà.
Significativi anche gli appuntamenti dedicati allo storytelling con “Parthenope” di Paolo Sorrentino e il contributo di Sergio Scarpino, così come il lavoro sul cinema come strumento educativo e inclusivo con il regista Mario Vitale e il suo “L’afide e la formica”.
La rassegna ha inoltre coinvolto nuove generazioni e linguaggi contemporanei, dal laboratorio sulla gamification fino alla proiezione di “Minecraft – The Movie”, ampliando il pubblico e sperimentando nuove forme di partecipazione culturale.
Nel suo insieme, “Cinema e Cinema” ha costruito un racconto articolato della contemporaneità, intrecciando linguaggi artistici e pratiche sociali. Ogni proiezione infatti è stata affiancata da talk, incontri e momenti di confronto con ospiti, professionisti e realtà del territorio. Un’impostazione che ha trovato il suo punto di sintesi nell’evento conclusivo del 31 marzo all’Hub Casa della Cultura, con il talk “Una comunità si costruisce, insieme”, realizzato nell’ambito del progetto INTRECCI – Abitiamo il Lametino.
Un appuntamento che ha riportato con forza al centro il tema della comunità, oggi particolarmente urgente per Lamezia Terme: una città attraversata da fragilità sociali ma anche da esperienze vive di partecipazione e costruzione collettiva.
«Siamo particolarmente soddisfatti di aver avviato questo nuovo percorso in uno spazio diverso, un luogo che riteniamo abbia un potenziale enorme. – ha dichiarato il co-direttore artistico Isabella – È fondamentale continuare a costruire comunità anche qui, in un contesto che può risultare meno immediato da raggiungere, ma che offre al tempo stesso molte opportunità di crescita e sperimentazione.
Il bilancio della rassegna è estremamente positivo: siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti. Allo stesso tempo, siamo consapevoli che esistono margini di miglioramento e lavoreremo in questa direzione per rafforzare ulteriormente il progetto nelle prossime edizioni».
A chiudere il percorso, la proiezione di “A Ciambra” di Jonas Carpignano, scelta non casuale ma coerente con l’intero impianto della rassegna: un racconto crudo e autentico delle dinamiche comunitarie nel Sud Italia, capace di restituire complessità, contraddizioni e possibilità.Il bilancio della rassegna restituisce un dato chiaro: “Cinema e Cinema Proiezioni di Comunità” si conferma come un’esperienza capace di generare partecipazione reale, attivare reti e costruire senso.
In un tempo segnato da frammentazione e isolamento, il progetto ha rimesso al centro la dimensione collettiva, dimostrando che la cultura – quando radicata nei territori – può ancora essere uno strumento concreto di coesione e trasformazione.
Una rassegna che non si limita a raccontare storie, ma prova, con determinazione, a cambiarle.




