Nella notte tra mercoledì 1 e giovedì 2 aprile, il cielo sopra la Calabria sembrerà un po’ più vicino. Mentre il mondo intero volgerà lo sguardo verso la rampa di lancio del Kennedy Space Center, il Liceo Scientifico “Galileo Galilei” si appresta a vivere un momento che rimarrà scolpito nella memoria dell’istituto: il superamento dei confini dell’atmosfera terrestre.
Il nome della scuola lametina sarà infatti a bordo della capsula Orion, spinta verso lo spazio profondo dal colossale razzo Space Launch System (SLS) della NASA. Non si tratta solo di un volo di prova, ma del primo capitolo operativo del programma Artemis, la “sorella” di Apollo, destinata a riportare l’umanità — e per la prima volta una donna — a orbitare attorno alla Luna.
Un Ponte tra la Calabria e il Cosmo
La partecipazione del Liceo Galilei alla missione Artemis II rappresenta un legame simbolico e potente tra il mondo dell’istruzione e le nuove frontiere tecnologiche. Mentre i quattro astronauti pionieri si spingeranno fino a 400.000 km di distanza dalla Terra, battendo ogni record di distanza mai raggiunto da esseri umani, il nome dell’istituto viaggerà con loro: il Galilei sarà presente come testimone e partecipe di un’impresa che segnerà i libri di storia, aprendo la strada a una presenza umana permanente sul suolo lunare.
C’è molto orgoglio nazionale in questa missione. Il sistema di supporto vitale della capsula Orion, che permetterà agli astronauti di sopravvivere alle estreme condizioni del vuoto cosmico, è stato realizzato dall’Europa con un fondamentale contributo italiano.
In questo contesto di eccellenza ingegneristica, il Liceo Galilei si inserisce come portavoce dei sogni e delle speranze di un’intera generazione di studenti. Mentre l’umanità seguirà con il fiato sospeso il ritorno verso il nostro satellite, Lamezia Terme potrà vantare un primato unico: aver portato un pezzetto della propria comunità laddove nessuno è mai arrivato prima. Il futuro è decollato, e il Galilei è a bordo.
Vittorio Liotta, studente del Galilei che, guidato dalla docente Murdaca, è direttamente coinvolto in questa esperienza, commenta:
“Partecipare a questa missione significa onorare la nostra natura intrinseca di esploratori, significa salire sulle spalle dei giganti per guardare più lontano ma anche portare nello spazio un pezzetto dei nostri studi, dei nostri sacrifici, delle nostre passioni, della nostra audacia, della nostra scuola. In un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo, Artemis ci insegna che nessun obiettivo è troppo lontano se perseguito con il cuore e con l’ingegno e che gli esseri umani possono essere straordinari se lavorano insieme.
Oggi facciamo quello che Galileo avrebbe potuto solo sognare: siamo un passo avanti verso le stelle ma dobbiamo avere il coraggio di continuare a meravigliarci perché a salvarci sarà proprio la meraviglia.
Con Artemis non stiamo solo ritornando sulla Luna ma lo facciamo per restare.”




